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Lanciato a maggio 2008, http://www.ilmiolibro.it, il sito del Gruppo Espresso permette di stampare le proprie opere, dialogare con altri utenti commentandone le pubblicazioni e discutendo di gusti letterari, creando e condividendo la propria biblioteca ideale.
Basta iscriversi, scegliere il formato, il tipo di rilegatura e la copertina, caricare il proprio file e andare in stampa. L’autore può ordinare quante copie vuole, anche una sola: costa pochi euro e in pochi giorni viene consegnata a casa con un servizio di spedizione veloce.
Dopo aver stampato le proprie copie personali, può infine decidere di mettere il proprio libro in vendita sul sito, al prezzo che ritiene più opportuno. I visitatori potranno acquistarlo dopo averlo visto in vetrina e aver letto un’anticipazione che si può scaricare gratis.
L’editrice londinese HarperCollins ha aperto il sito www.authonomy.com dove chiunque può mettere in rete l’estratto di un romanzo, che viene votato dai lettori via web. Ogni mese i dieci testi con il maggior gradimento sono girati ai responsabili della letteratura dell’HarperCollins, che valutano se esaminare l’intero libro per eventuale pubblicazione.
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. (P. Neruda)
Lessi il libro di Goffman quando ero all’Università. Mi è rimasto nel cuore e per questo lo segnalo qui.
Erving Goffman, Asylums, Le istituzioni totali: i meccanismi dell’esclusione e della violenza (1961) Titolo originale: Asylums. Essays on the social situation of mental patients and other inmatesAnchor Books, Doubleday & Company, Inc., New York, 1961
Edizione italiana: Giulio Einaudi, Torino, 1968. Traduzione di Franca Basaglia, introduzione di Franco e Franca Basaglia.
Le istituzioni totali nella nostra società possono essere raggruppate - grosso modo - in cinque categorie.
Primo, le istituzioni nate a tutela di incapaci non pericolosi (istituti per ciechi, vecchi, orfani o indigenti).
Secondo, luoghi istituiti a tutela di coloro che, incapaci di badare a se stessi, rappresentano un pericolo - anche se non intenzionale - per la comunità (sanatori per tubercolotici, ospedali psichiatrici e lebbrosari).
Il terzo tipo di istituzioni totali serve a proteggere la società da ciò che si rivela come un pericolo intenzionale nei suoi confronti, nel qual caso il benessere delle persone segregate non risulta la finalità immediata dell’istituzione che li segrega (prigioni, penitenziari, campi per prigionieri di guerra, campi di concentramento).
Quarto, le istituzioni create al solo scopo di svolgervi una certa attività, che trovano la loro giustificazione sul piano strumentale (furerie militari, navi, collegi, campi di lavoro, piantagioni coloniali e grandi fattorie, queste ultime guardate naturalmente dalla parte di coloro che vivono nello spazio riservato ai servi).
Infine vi sono le organizzazioni definite come "staccate dal mondo" che però hanno anche la funzione di servire come luoghi di preparazione per religiosi (abbazie, monasteri, conventi ed altri tipi di chiostri).
A 50 anni l’ho capito: più importante di qualsiasi cosa abbia scritto è qualsiasi cosa abbia letto. (Ivan Della Mea, cit., p. 57)
Ma dove troverò mai il tempo di non leggere tante cose? (Karl Kraus)
Non leggo mai un giornale della mia opinione: la troverei deformata. (Erik Satie)
Dal momento in cui ho preso in mano il libro fino a quando l’ho rimesso a posto non ho smesso di ridere per un solo momento. Un giorno ho intenzione di leggerlo. (Groucho Marx)
I premi letterari sono una crudeltà. Soprattutto per chi non li vince. (Umberto Saba)
Più lontano accade una catastrofe o un incidente, più alto deve essere il numero dei morti e feriti perché faccia notizia. (Arthur Bloch, legge di Fuller sul giornalismo)
Abbiamo letto poco le mani, le rughe, le foglie: abbiamo letto solo dei libri. (Guido Ceronetti)
Questo non è un romanzo da mettere da parte con leggerezza. Bisogna scagliarlo via con grande forza. (Dorothy Parker)
La differenza tra un romanzo e la realtà? Un romanzo deve avere senso. (Tom Clancy)
Sto scrivendo un’autobiografia non autorizzata. Quando esce mi querelo. (Steven Wright)
Il problema dei giovani scrittori è che hanno tutti sui sessant’anni. (W. Somerset Maugham)
Potessi tornare indietro farei l’analfabeta. Avrei donne e successo politico. (Oreste Del Buono)
Una notte d’amore è un libro letto in meno. (Balzac)
Ho fatto un corso di lettura veloce, ho imparato a leggere a piombo, trasversalmente la pagina, e ho potuto leggere "Guerra e pace" in venti minuti. Parlava della Russia. (Woody Allen)
Che cosa disgustosa uno scrittore che legge! Sarebbe come un cuoco che mangia. (Karl Kraus)
Non riesco a capire perché una persona debba impiegare un anno a scrivere un romanzo quando può facilmente comprarne uno per pochi soldi. (Fred Allen)
Se esiste una causa per il diffondersi dell’ignoranza di massa è il fatto che tutti sanno leggere e scrivere. (Peter De Vries)
La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un’attività solida, stabile. (John Steinbeck)
Alcuni scrittori per scrivere hanno bisogno della vena. Altri dell’avena. (Achille Campanile)
Allora rientrai a casa e mi misi a scrivere. "E’ mezzanotte; la pioggia batte sui vetri." Non era mezzanotte. Non pioveva. (Samuel Beckett)
Ogni libro appartiene alle persone che lo leggono, ciascuno ci trova il filo che gli è più congeniale. (Michel Onfray)
Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare a telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però. (Jerome David Salinger, Il giovane Holden)

I libri letti e quelli da leggere, i giornali e i periodici, i testi scolastici e i fumetti, gli ingredienti degli alimenti sulle etichette, le indicazioni stradali, le istruzioni, le lettere, gli spartiti, gli avvisi, le locandine, i manifesti, le previsioni del tempo, i moduli, i diplomi, bollette...
Come tutti gli alfabetizzati, ho letto e leggo ogni giorno, ormai con gli occhiali da presbite (rossi). Stesso discorso per la scrittura: elenco della spesa, agenda, relazioni di ogni tipo, giudizi quadrimestrali, schemi, appunti, moduli, bollettini postali, lettere, bigliettini, fogli pentagrammati, volantini, petizioni, appelli, locandine...
E poi c’è la scrittura di poesie, racconti, romanzo nel cassetto, saggio nella testa... con materiali cartacei difficilmente gestibili, che spesso fanno somigliare la mia casa, per altri versi coloratissima- e in particolare lo studio - a un ufficio del catasto.






