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Il meno che si possa chiedere a una scultura è che stia ferma. (Salvador Dalì)
Da piccolo i miei mi mandavano in una colonia di bambini così poveri che sulla spiaggia, invece dei castelli, facevamo le case popolari di sabbia. (Mario Zucca)
Raccolta Manzù, Ardea Via Laurentina, km 32,8 - 00040 Ardea-Telefono +39+06 913 50 22 EMail: mcossu@arti.beniculturali.it
Dedicato allo scultore Giacomo Manzù , il museo ospita le opere da lui donate allo Stato Italiano nel 1979 e aperto al pubblico nell’aprile del 1981. A 45’ di auto da Roma sulla Laurentina, sotto la rocca tufacea su cui sorge , è situato il museo, che conserva un consistente nucleo di opere tra sculture, gioielli, medaglie, disegni, incisioni e bozzetti teatrali (461 pezzi in tutto).
La maggior parte riguarda il periodo della maturità del maestro tra il 1950 ed il 1970. Alcuni esemplari degli anni iniziali dell’artista, come il bassorilievo in bronzo "Adamo ed Eva " del 1929 o il"David" del 1939, si uniscono ai più noti "Cardinali", nati alla fine degli anni ‘50, e alle sue famose "Crocefissioni" nate nel I939 e proseguite nel dopoguerra come il "Bassorilievo del Cristo con il Generale" del I947, il "Bassorilievo con scheletro" del 1966.
Le Porte Sacre di Salisburgo (1958) e Rotterdam (1968) sono rappresentate da due bozzetti delle due intere porte iniziali, mentre di San Pietro (1964) si possono vedere le borchie con i simboli degli animali dorati, il pannello in bronzo della "Morte per violenza", che riprende l’iconografia della "Morte del partigiano", ed uno della "Morte di Papa Giovanni", che commemora il Papa scomparso nel 1963, prima dell’ultimazione della Porta.
Più recenti creazioni degli anni ’80, come il "Cestino di frutta"evidente omaggio al Caravaggio, confermano la sempre più raffinata esecuzione raggiunta dall’artista nel bronzo dorato, secondo l’antica tecnica al mercurio d’epoca romana.
Dal I954, anno dell’incontro di Giacomo Manzù con Inge Schabel, il tema del pittore e la modella si viene ad intrecciare con l’immagine della donna sua futura moglie. Alle grandi sculture degli "Amanti", si unisce il tema del gioco e della gioia nella serie di "Giulia e Mileto in carrozza", opere ispirate agli affetti familiari dopo la nascita dei due figli di Manzù.

La scultura ha a che fare con il tatto, con " l’avere le mani in pasta", con la materia, con "lo sporcarsi le mani".
Ne sappiamo qualcosa quando, da bambini, sfuggiti al controllo di madri igieniste, perché arcistufe di lavare e stirare montagne di panni, riusciamo a pasticciare in totale libertà con acqua e terra/sabbia/ghiaia/foglie, costruendo forme strampalate in perenne mutamento.
In breve diventiamo sculture viventi, felici nel totale oblio di insaponate incombenti e vigorose, condite di rimbrotti e scapaccioni.
Ma ha a che vedere anche con l’olfatto: il buon odore di terra bagnata, con retrogusto talvolta di muffa e funghi.
Per non parlare del giocare a diventare dio-in-4-mosse, quando forme sorprendenti prendono corpo dalle nostre piccole mani impiastricciate! Per me è così: scolpire è riappropriarsi di quell’aspetto dell’infanzia anche solo per qualche ora.
O no ?



