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Non bisogna giudicare il buon Dio da questo mondo perché è uno schizzo che gli è venuto male. (Vincent Van Gogh)
Non mi sarei mai dato alla pittura se le donne fossero state prive di seno. (Pierre-Auguste Renoir)
Ho messo a dieta un quadro di Botero. Ora è di Magritte. (Donnie Barzo)
Ho ereditato un dipinto e un violino che si sono rivelati essere un Rembrandt e uno Stradivarius. Sfortunatamente, Rembrandt faceva pessimi violini e Stradivarius era un pittore atroce. (Tommy Cooper)
Forse io non sono molto umano. In fondo tutto quello che volevo fare nella vita era dipingere la luce del sole sulla facciata di una casa. (Edward Hopper)
Il più grande ostacolo alla comprensione di un’opera d’arte è volerla capire. (Bruno Munari, cfr. p. 87, Sei fuori posto. Storie italiane, 2010, Einaudi, di Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Valeria Parrella, Piero Colaprico, Wu Ming, Simona Vinci.)
Sulle montagne più alte di Cajamarca, quelle che c’impiegarono di più a svegliarsi e a innalzarsi quando nacque il mondo, ci sono molte figure dipinte da artisti senza nome.
Quei tatuaggi colorati sono sopravvissuti sulle pareti di pietra, per migliaia di anni, nonostante gli insulti delle intemperie.
Le pitture sono e non sono, a seconda dell’ora. Alcune si accendono quando si apre il giorno e a mezzogiorno si spengono. Altre vanno mutando forma e colore seguendo il cammino del sole, dall’alba fino alla notte, e altre si lasciano intravedere solo quando arriva il crepuscolo.
Le pitture sono nate dalla mano dell’uomo, ma sono anche opera della luce che il tempo manda, giorno dopo giorno, e sono ai suoi ordini. Lei, la luce, l’altra artista, regina e signora, le nasconde e le mostra come vuole e quando vuole.
Eduardo Galeano, Il volo della luce, in Le labbra del tempo, 2004, Sperling & Kupfer, p. 339.
Da sempre disegno e pittura sono stati i modi da me preferiti di esprimermi: prima di poesia, danza, teatro, canto e musica, fotografia, racconto, scultura, cinema.
A Roma ho avuto il piacere e l’onore di seguire i laboratori dell’artista Fiamma Morelli; a Nettuno, oltre a quelli prevalenti di Clara Casoni, del gruppo FIBArt, anche il laboratorio di arte contemporanea sulla percezione visiva di Ada Impallara, dell’Associazione Synkhronos, e gli incontri sull’arte di Fabio Cavalieri.
Sono rimasta affascinata dai libri di Betty Edwards: Disegnare con la parte destra del cervello, Disegnare ascoltando l’artista che è in noi, L’arte del colore, tutti editi da Longanesi.
Non mi turba più di tanto la mancanza di studi "regolari" e canonici quando ripenso alle parole di, credo, Oscar Wilde, secondo le quali tutti restiamo sempre dei dilettanti, visto che le nostre vite sono troppo brevi per poterci dire dei professionisti. Finché vivo, continuerò a imparare!

Sandra Collauto, Donna-albero, 30 x 60, acrilici su cotone, maggio 2006. En plein air.
"Una donna ha bisogno di un uomo come Van Gogh di uno stereo." (Detto femminista)
Negli anni ’70 ho militato attivamente nelle file della FGCI prima, del PCI poi. Erano gli anni del liceo e dell’Università, delle aggressioni fasciste e degli "angeli del ciclostile", quelli a seguire la grande stagione del ’68 e della "fantasia al potere".
Ero un’assidua divoratrice di "Noi Donne"e di "Effe"; non mi perdevo una riunione d’autocoscienza, dell’UDI né un corteo, zoccoli neri ai piedi, gonnellina a fiori, ricci alla Angela Davis, tracolla Tolfa d’ordinanza (a proposito: conservo ancora sia gli zoccoli che le gonne a fiori...).
Ho discusso con i compagni che liquidavano come "la solita palla femminista" ogni spettacolo che faceva pensare alla discriminazione. Ho fatto parte delle commissioni femminili di sezione, della Consulta circoscrizionale, lottato per gli asili-nido, i consultori, le leggi su divorzio e aborto, su una nascita senza violenza ...insomma, non mi sono fatta mancare nulla!
E poi...libri, libri, libri.