![]() |
Dal 21 al 27 luglio 2008 il Forte Sangallo di Nettuno ospita la VI edizione di Guerre&Pace Filmfest, un progetto dell’associazione culturale Seven, in collaborazione con: Università Civica di Nettuno Andrea Sacchi, Istituto Luce, Croce Rossa Italiana, Croce Rossa Italiana Corpo Militare, Polizia di Stato, ProLoco Nettuno; con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Nettuno. Media partner: Il Granchio, Radio Enea 96.2. Sponsor tecnici: Francesco Nardini energie rinnovabili, F.lli Cavalieri.
Il programma (vedi il link) prevede proiezioni di: documentari dell’Istituto Luce, di film (Carlo Lizzani, Robert Redford, Philippe Aractingi, Marc Forester, Carmine Amoroso, Marco Tullio Giordana, Giuliano Montaldo) di corti di animoweb; presentazioni di libri (Giuliana Sgrena, Duilio Giammaria); simulazioni ed esposizioni storico-museali a cura della CRI Corpo Militare e della Polizia di Stato; mostra di quadri del gruppo pittorico Emozionarte.
Dal 5 al 14 settembre 2008, presso il Forte Sangallo di Nettuno, l’associazione culturale Mediterraneo 95 organizzerà una mostra di pittura, scultura, fotografia e giornalistica su Anna Magnani.
La mostra vuole celebrare il centenario della nascita di Nannarella, l’artista che incarna l’essenza dell’antidiva per eccellenza, che rappresenta la popolana focosa, sensibile, generosa.
Entro il 31 agosto va presentato il materiale da esporre. Per contatti: Mimmo Pugliese, 347 9087420, 06 9850512 (tutti i giorni dalle ore 10 alle 20.30); su sua iniziativa, lo scorso anno simile celebrazione aveva riguardato il grande Totò.
Qualche settimana fa sono andata a vedere con Simonetta "Saturno contro", di Ferzan Ozpetek. Mi è piaciuto moltissimo. Gli attori sono davvero validi e il regista riesce, come suo solito, a rendere le impercettibili sfumature dell’animo umano con impareggiabile delicatezza, come un chiaro-scuro da grande maestro.
Non si può non sostenere chi, come lui, lancia un messaggio preciso su gay e coppie di fatto!
La lunghezza di un film dovrebbe essere direttamente proporzionale al carico di tolleranza della vescica umana. (Alfred Hitchcock, cit., p. 100)
Come diceva René Clair: "Amo il cinema. La gente ha un disperato bisogno di immagini. Nessuno pagherebbe il biglietto per sedersi due ore nel buio più completo."(Massimo Bucchi)
Per essere considerato un classico un film deve riuscire a far sbadigliare almeno tre generazioni di spettatori. (Marco Ferreri)
Non voglio raggiungere l’immortalità coi miei film. Voglio raggiungerla non morendo. (Woody Allen)
Signori si nasce. E io, modestamente, lo nacqui. (Totò)
Perché le foto sono quadrate se l’obiettivo è rotondo? (Steven Wright)
L’anno scorso ho consegnato una sceneggiatura. Non hanno cambiato una parola. La parola che non hanno cambiato era a pagina 87. (Steve Martin)
Il mio primo film era così brutto, che in sette Stati americani aveva sostituito la pena di morte. (Woody Allen)
I primi film che mi sono ricordata:
Il delitto Matteotti, 1973, di Florestano Vancini
Sacco e Vanzetti, 1971, di Giuliano Montaldo
Accattone, 1961, di Pier Paolo Pasolini
Miracolo a Milano, 1951, di Vittorio De Sica
Il mafioso, 1962, di Alberto Lattuada
Ballando ballando, 1983, di Ettore Scola
Sciuscià, 1946, di Vittorio De Sica
Ladri di biciclette, 1948, di Vittorio De Sica
Paisà, 1946, di Roberto Rossellini
Roma città aperta, 1945, di Roberto Rossellini
Roma, 1972, di Federico Fellini
La caduta degli dei, 1969, di Luchino Visconti
Il caso Mattei, 1972, di Francesco Rosi
La grande guerra, 1959, di Mario Monicelli
Il gattopardo, 1963, di Luchino Visconti
La grande abbuffata, 1973, di Marco Ferreri
Kapò, 1959, di Gillo Pontecorvo
Nell’anno del Signore, 1969, Luigi Magni
La notte di S. Lorenzo, 1982, Paolo e Vittorio Taviani
Tutti a casa, 1960, Luigi Comencini

Nata a Udine il 17 agosto 1896 (deceduta a Città del Messico il 5 gennaio 1942), Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina, nasce nel popolare Borgo Pracchiuso a Udine, da famiglia operaia aderente al socialismo della fine Ottocento. Il padre lavora come meccanico e carpentiere, mentre la madre fa la cucitrice.
Diventa emigrante all’età di soli 2 anni, quando la famiglia si trasferisce nella vicina Austria per lavoro. Nel 1905 rientrano a Udine e Tina frequenta le prime classi della scuola elementare. A 12 anni, per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, lavora come operaia in una filanda. Apprende elementi di fotografia frequentando lo studio dello zio, Pietro Modotti. Il padre decide di partire per gli Stati Uniti, presto raggiunto da quasi tutta la famiglia. Tina arriva a San Francisco nel 1913, dove lavora in una fabbrica tessile e fa la sarta, frequenta le mostre, segue le manifestazioni teatrali e recita nelle filodrammatiche della Little Italy. Durante una visita all’Esposizione Internazionale Panama-Pacific conosce il poeta e pittore Roubaix del’Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si unisce nel 1917 e si trasferisce a Los Angeles. Entrambi amano l’arte e la poesia, dipingono tessuti con la tecnica del batik; la loro casa diventa un luogo d’incontro per artisti e intellettuali liberal.
Tina nel 1920 si trova a Hollywood: interpreta The Tiger’s Coat, per la regia di Roy Clement e, in seguito, alcune parti secondarie in altri due film. Si tratta di un’ esperienza deludente, che decide di abbandonare per la natura troppo commerciale di quanto il cinema propone. Per la sua bellezza ed espressività viene ripresa in diverse occasioni dai fotografi Jane Reece, Johan Hagemayer e, soprattutto, da Edward Weston, con cui ben presto nascerà un legame sentimentale. Il 9 febbraio 1922 Robo muore di vaiolo durante un viaggio in Messico. Tina arriva in tempo per i funerali e scopre, in questa triste occasione, un paese che a lungo l’affascinerà. Rientra a San Francisco per l’improvvisa morte del padre Giuseppe. Alla fine dell’anno scrive un omaggio biografico in ricordo del compagno, che verrà pubblicato nella raccolta di versi e prose The Book of Robo.
A fine luglio 1923 Tina Modotti e Edward Weston (con il figlio Chandler) arrivano in Messico, si stabiliscono per due mesi nel sobborgo di Tacubaja e, quindi, nella capitale. Uniti da un forte amore, vivono entro il clima politico e culturale post-rivoluzionario, a contatto con i grandi pittori muralisti David Alfaro Siqueiros, Diego Rivera e Clemente Orozco, che appartengono al Sindacato artisti e sono i fondatori del giornale El Machete, portavoce della nuova cultura e, in seguito, organo ufficiale del Partito Comunista Messicano. A contatto con la capacità e l’esperienza di Weston, Tina accelera l’apprendimento della fotografia e in breve tempo conquista autonomia espressiva; alla fine del 1924 un’esposizione delle loro opere viene inaugurata nel Palacio de Minerìa alla presenza del Capo dello Stato. Fra il 1925 e il 1926, in tempi brevi e diversi, tornano a San Francisco, dove Tina conosce la fotografa Dorothea Lange, acquista una camera Graflex. Rientrati in Messico intraprendono un viaggio di tre mesi nelle regioni centrali a raccogliere immagini per il libro di Anita Brenner Idols Behind Altars. Il loro legame affettivo si deteriora e Weston torna definitivamente in California; i contatti continueranno per alcuni anni in forma epistolare. Tina vive con la fotografia ed esegue molti ritratti, si unisce al pittore e militante Xavier Guerrero (che ben presto andrà a Mosca alla scuola Lenin), aderisce al Partito Comunista, lavora per il movimento sandinista nel Comitato "Manos fuera de Nicaragua" e partecipa alle manifestazioni in favore di Sacco e Vanzetti durante le quali conosce Vittorio Vidali, rivoluzionario italiano ed esponente del Komintern.
Tina trasforma il suo modo di fotografare, in pochi anni percorre un’esperienza artistica folgorante: dopo le prime attenzioni per la natura (rose, calli, canne di bambù, cactus, ...) sposta l’obiettivo verso forme più dinamiche, quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello,...). Sue fotografie vengono pubblicate nelle riviste Forma, New Masses, Horizonte. In questo periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l’attrice Dolores Del Rio, ed entra in amicizia con la pittrice Frida Kahlo. Nel settembre del 1928 diventa la compagna di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano, con cui Tina vive un amore profondo e al cui fianco intensifica il lavoro di fotografa impegnata e di militante politica.
Ma il loro legame dura pochi mesi, perché la sera del 10 gennaio 1929 Mella viene ucciso dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado proprio mentre sta rincasando con Tina, che rimane indignata e scossa da questo dramma e deve inoltre subire una campagna scandalistica con cui le forze reazionarie tentano di coprire mandanti ed esecutori del delitto politico. Partecipa alle manifestazioni in ricordo di Mella e, in segno di protesta, rifiuta l’incarico di fotografa ufficiale del Museo nazionale messicano. Si dedica alla militanza e al lavoro fotografico, realizzando un significativo reportage nella regione di Tehuantepec. All’Università Autonoma di Città del Messico il 3 dicembre si inaugura una rassegna delle sue opere, che si trasforma in atto rivoluzionario per il contenuto e la qualità delle fotografie e per l’infuocata presentazione tenuta dal pittore Siqueiros. La rivista Mexican Folkways pubblica il manifesto "Sobre la fotografia" firmato da Tina Modotti.
Nel frattempo il clima politico é molto cambiato, le organizzazioni comuniste vengono messe fuori legge: il 5 febbraio 1930 Tina viene ingiustamente accusata di aver partecipato a un attentato contro il nuovo capo dello Stato, Pasqual Ortiz Rubio, arrestata ed espulsa dal Messico. Si imbarca sul piroscafo olandese Edam, compie il viaggio fino a Rotterdam assieme a Vittorio Vidali e raggiunge Berlino, dove conosce Bohumìr Smeral, fondatore del Partito comunista di Cecoslovacchia, lo scrittore Egon Erwin Kisch e la fotografa Lotte Jacobi nel cui studio espone le opere che aveva portato con sé dal Messico. Tenta di riprendere l’attività fotografica, viene a contatto con le grandi novità dell’informazione giornalistica, specialmente con la stampa popolare di Willy Münzerberg: quotidiani e periodici come il prestigioso "Arbeiter - Illustrierte - Zeitung" che pubblica fotografie di Tina in diverse occasioni. In ottobre decide di partire per Mosca, dove la attende Vidali. Nella capitale sovietica allestisce la sua ultima esposizione, lavora come traduttrice e lettrice della stampa estera, scrive opuscoli politici, ottiene la cittadinanza e diventa membro del partito; abbandona la fotografia per dedicarsi alla militanza nel Soccorso Rosso Internazionale. Fino al 1935 vive fra Mosca, Varsavia, Vienna, Madrid e Parigi, per attività di soccorso ai perseguitati politici.
Nel luglio del 1936, quando scoppia le guerra civile spagnola, assume il nome di Maria e si trova a Madrid assieme a Vittorio Vidali, suo compagno da anni, che diventa Carlos J. Contreras, Comandate del Quinto Reggimento. Durante tre anni di guerra, lavora negli ospedali e nei collegamenti, stringendo amicizia con altre combattenti come Maria Luisa Laffita, Flor Cernuda, Fanny Edelman, Maria Luisa Carnelli; si dedica ad attività di politica e cultura: scrive sull’organo del Soccorso Rosso Ayuda, nel 1937 a Valencia fa parte dell’organizzazione del Congresso internazionale degli intellettuali contro il fascismo e, assieme a Carlos, promuove la pubblicazione di Viento del Pueblo, poesia en la guerra con le opere del poeta Miguel Hernandez. Ha occasione di conoscere Robert Capa e Gerda Taro, Hemingway, Antonio Machado, Dolores Ibarruri, Rafael Alberti, Malraux, Norman Bethune e tanti altri della Brigate internazionali. Nel 1938 è tra gli organizzatori del Congreso Nacional de la Solidariedad che si tiene a Madrid.
Durante la ritirata, con la Spagna nel cuore, aiuta i profughi che si avviano alla frontiera e si trova in pericolo sotto i bombardamenti. Arriva a Parigi con Vidali. Nonostante sia ricercata dalla polizia fascista, chiede alla sua organizzazione il permesso di trasferirsi in Italia per svolgere attività clandestina, ma le viene negato per la pericolosità della situazione politica. Maria e Carlos, come tanti altri esuli, rientrano in Messico, dove il nuovo presidente, Lazaro Cardenas, annulla la precedente espulsione. Conducono un’esistenza difficile e Tina vive facendo traduzioni, si dedica al soccorso dei reduci, lavora nell’"Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi" e frequenta pochi amici, fra cui Anna Seghers e Constancia de La Mora. Nella notte del 5 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell’architetto Hannes Mayer, Tina Modotti muore, colpita da infarto, dentro un taxi che la sta riportando a casa. Come già era accaduto dopo l’assassinio di Julio Antonio Mella, la stampa reazionaria e scandalistica cerca di trasformare la morte di Tina in un delitto politico e attribuisce responsabilità a Vittorio Vidali.
Pablo Neruda, indignato per queste polemiche, scrive una forte poesia che viene pubblicata da tutti i giornali e contribuisce a tacitare lo "sciacallo" che
...sul gioiello del tuo corpo addormentato
ancora protende la penna e l’anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.
I primi versi sono scolpiti sulla tomba di Tina che si trova al Pantheon de Dolores di Città del Messico. Lungo i decenni dopo la sua scomparsa, in altre occasioni sono stati messi in discussione avvenimenti della vita della Modotti. Soprattutto le circostanze della morte hanno sollecitato interpretazioni diverse, tentativi di scoop giornalistici, ambigue ricostruzioni televisive...Tuttavia la biografia di Tina è rimasta sostanzialmente invariata, perché quelle prese di posizione non sono mai state sostenute da rigorose ricerche, da prove o da obiettive e attendibili testimonianze.
L’opera di Tina, che si trova in buona parte negli Stati Uniti, venne tenuta nascosta nei cassetti dei Dipartimenti di fotografia per la nefasta influenza del maccartismo che rese impossibile, per molti anni e non solo in America, lo studio e la presentazione di un’artista che aveva creato immagini di qualità e militato nel movimento comunista internazionale. Anche la Sinistra storica non è esente da disattenzioni nei riguardi di questa friulana d’eccezione. Oggi sappiamo che non esiste un’artista di qualità e una militante di valore, come Tina Modotti, che sia stata trascurata per così lungo tempo dagli storici della fotografia e dalla storiografia politica. Tutto ciò è avvenuto nonostante le novità e il fascino che caratterizzano la sua avventura umana: la sua complessa esistenza appare, con il solo raccontarla, un romanzo.
Foto di Tina Modotti
1927
Foto di Tina Modotti
1927