![]() |
Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi: quando corro, per prendermi i tempi non serve il cronometro. Mi ci vuole il calendario. (Baloo, di Aenigmatica, cit., p. 85)
Quando sono nata, ero così sorpresa che non sono riuscita a parlare per un anno e mezzo. (Gracie Allen, cit., p. 96)
Di taglia portavo la terza. Naturalmente, all’epoca ero un feto. (Gracie Allen, cit., p. 185)
Ho sposato me stesso, da sempre. E non andiamo quasi mai d’accordo. (Carmelo Bene)
Vivere è un’abitudine mortale. (Eduardo Galeano, Le labbra del tempo, p. 269)
Quella di venirci a trovare è stata una magnifica idea. Però anche la nostra di non aprirvi non è male. (Romano Bertola)
La vita sarebbe infinitamente più felice se noi nascessimo a ottant’anni e gradualmente ci avvicinassimo ai diciotto. (Mark Twain)
La cosa più deliziosa non aver nulla da fare: è aver qualcosa da fare, e non farla! (Marcel Achard)
Sono vivo, anche se vivere non è la mia specialità. (Walter Fontana)
Se avete paura della solitudine, non sposatevi. (Anton Cechov)
La felicità non esiste. Di conseguenza non ci resta che provare a essere felici senza. (Jerry Lewis)
Ogni volta che mi guardo allo specchio mi convinco sempre più che Dio ha un ottimo senso dell’umorismo. (Matteo Molinari)
Un bel giorno io sono nato. Subito non mi sono accorto di niente. Ma dopo un po’ me l’hanno fatto notare. (Felice Andreasi)
Dov’ero quando avevo più bisogno di me? (Max Hodes)
Siamo tutti appesi a un filo. E io sono anche sovrappeso. (Franco Zuin)
Nella vita abbondano i maschi, ma scarseggiano gli uomini. (Bette Davis)
Penso, dunque sono single. (Lizz Winstead)
Se nasco un’altra volta ci rinuncio. (Ivan Della Mea)
Certo che sono single per scelta. Di un altro, però. (Silvia Ziche)
Mio zio Pat legge gli annunci mortuari ogni mattina sul giornale. E non riesce a capire come mai la gente muoia sempre in ordine alfabetico. (Hal Roach)
Non mi piace andare dal dentista. Non mi piace avere nessuna parte di un uomo nella mia bocca per così tanto tempo. (Martin Mull)
Bisogna tenersi in forma. Mia nonna, all’età di sessant’anni, ha cominciato a farsi 5 miglia a piedi ogni giorno. Adesso ha 97 anni e non sappiamo dove sia finita. (Ellen Degeneris)
Qui giace Piero D’Avenza, cittadino integerrimo, lavoratore indefesso, sposo e padre esemplare, figlio amorosissimo, fratello discreto, cugino soddisfacente, cognato passabile, genero detestabile, prozio tenerissimo, biscugino senza particolare rilievo, nipote insignificante, pronipote modello, suocero insuperabile, amico pignolo, debitore insolvibile, vicino di casa poco rumoroso, nonno futuro, antenato impareggiabile, morto esigente. Una prece! A lui i posteri diranno un giorno: Grazie, Arcavolo! (Achille Campanile)
Meglio aggiungere vita ai giorni piuttosto che giorni alla vita. (Rita Levi Montalcini)
Odio coloro che mi tolgono la solitudine senza farmi compagnia. (Friedrich Wilhelm Nietzsche)

E’ parola grossa "giardino" se attribuita al mio, che somiglia molto da vicino a una selva intricata dall’aria felice, in cui ogni pianta si riproduce spontaneamente in ogni dove. Vi ho colto cicoria, ribes, nocciole, ramoracce, mazze di tamburo, more, pinoli, fichi, albicocche, prugne, cerase di mare. Lo continuo a curare, senza più Micia a tendermi agguati giocosi, con lo spirito contenuto nel bel libro di Judith Handelsman, Crescendo me stessa. Dalla cura delle piante al giardinaggio interiore, 1998, Gruppo Futura. In apertura, riporta i versi di Issa, poeta Zen giapponese (1763-1827): "Non dimenticate:/ noi camminiamo all’inferno/con lo sguardo fisso ai fiori."
Colocasie tra cespugli di baccaro, felci e capelvenere, papiri, ma anche viti intorno allo stagno; gelsomini, passiflora, arauyia sericofera, caprifoglio, edera, glicine, aggrovigliati sui rami più alti di allori e albicocchi, mischiati a rovi, roselline selvatiche, a contendere spazio alle aromatiche, che ormai crescono perfino sulla ghiaia.
E’ un giardino colorato e profumato in ogni stagione, ma mai tanto quanto tra aprile e giugno; è ricco di piante medicinali, tra le quali spiccano aloe, senape e liquirizia. Menta, salvia, melissa, rucola, timo, elicriso, rose, santolina, lillà, pittosforo, prezzemolo, ruta, erba cedrina, garofani selvatici, chamelaucium snow flakes uncinatum - odora di miele, iris, zagare, tuberose, menta cervina, borragine, pimpinella: un trionfo di pienezza della vita.
E’ un giardino multietnico, fatto di piante originarie di tutti i continenti, ad eccezione - ovvio - dei poli. Vi regnano gli uccelli con i loro canti: merli, corvi, capinere, pettirossi, passeri, upupe; gli ombrelli dei pini offrono agli storni un luogo ideale dove radunarsi prima di migrare.
Senza saperlo in precedenza, con il mio lassaiz faire alla natura - disperazione dei giardinieri che si sono succeduti negli anni e che, appena hanno potuto, se la sono data a gambe - , ho realizzato la permacoltura. A Roberto Palladini, caro amico, devo l’averne appreso l’esistenza.
Il termine di "permacoltura" deriva dall’inglese "permanent agriculture" che in italiano significa "agricoltura permanente". Questo modello di agricoltura è stato sviluppato intorno al 1978 da Bill Mollison in Australia. Dopo aver praticato i più disparati lavori, studiato psicologia e pianificazione ambientale, Mollison si dedicò allo sviluppo del concetto di permacoltura, compiendo numerose ricerche soprattutto tra gli aborigeni. Il suo modello di permacoltura è ispirato a sistemi naturali pluridimensionali, come la foresta e il pensiero di fondo è quello di assumere come misura della produzione le modalità di produzione della natura. Questo concetto è stato poi successivamente elaborato in Germania presso l’Istituto per la permacoltura a Berlino e nel 1981 Mollison ricevette come riconoscimento il Nobel "alternativo". Più che essere un nuovo metodo ecologico di coltivazione, la permacoltura va intesa come un sistema di progettazione, ideazione, utilizzo ed interazione dei vari elementi dell’agricoltura e del paesaggio agrario (agricoltura, orticoltura, zootecnia, foresticoltura, utilizzo delle acque e pianificazione del paesaggio, progettazione delle città, architettura e risorse energetiche) con l’obiettivo di creare dei sistemi che siano produttivi ma al tempo stesso ecologici e stabili, ovvero in grado di automantenersi e rinnovarsi nel tempo, senza impiego di fonti energetiche non rinnovabili. Ciò implica ovviamente un rifiuto totale di qualsiasi tipo di monocoltura, dato che proprio le monocolture agricole, come quelle economiche, sono destinate a durare poco e possono essere tenute in vita solo con un forte apporto esterno di energie non rinnovabili.
Definibile come l’agricoltura del non fare, l’agricoltura naturale consiste semplicemente nel lasciare che ogni cosa, nell’agroecosistema, vada secondo natura: niente potature, concimazioni, lotte antiparassitarie, lavorazioni del terreno: perché la natura è perfetta e provvede a tutto da sé. Vedi: Marco Spinosa, Introduzione alla permacoltura, Macro/AAMTerra Nuova, su carta riciclata.
Ha fiorito a novembre!
Melissa, mirto, acero giapponese, sambuco, papiri
Rosse a inizio primavera, le foglie diventano verdi in estate, cadono in autunno.
La sua prima fioritura 6 gennaio 2010!
Inverno 2009-2010
Fiorisce in modo continuativo da settembre a maggio
Foto di Sandra Collauto nel suo giardino, 30 maggio 2010.
Foto di Sandra Collauto nel suo giardino, 24 giugno 2010.